Futurismo- Movimento artistico (1909-1930)

Primo movimento d’avanguardia nato in Italia
Il futurismo è  destinato a rompere l’isolamento provinciale della nostra cultura e a riaprire un dialogo tra Italia e Europa, nasce ufficialmente nel 1909 con la pubblicazione del Manifesto del movimento sul giornale parigino “Figaro”.

Il manifesto esprime un programma teorico, una posizione ideologica che spesso precede la pratica, ma la prima regola applicata dai futuristi sarà l’abolizione, nell’immagine, della prospettiva tradizionale, per un moltiplicarsi di punti di vista che esprimano, con intensa emozionalità, il suo dinamico interagire con lo spazio circostante.

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Le Figaro, Manifesto Futurista
Le Figaro, Manifesto Futurista 1909

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Quali sono i caratteri fondamentali di questa Avanguardia?

Ciò che il futurismo rifiutava era il concetto di un’arte élitaria e decadente, confinata nei musei e negli spazi della cultura aulica. Proponeva invece un balzo in avanti, per esplorare il mondo del futuro, fatto di parametri quali la modernità contro l’antico, la velocità contro la stasi, la violenza contro la quiete, e così via. In sostanza il futurismo si connota già al suo nascere come un movimento che ha due caratteri fondamentali:

  • l’esaltazione della modernità;

  • l’impeto irruento del fare artistico.

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Cosa trattava il primo Manifesto Futurista?

Il manifesto futurista del 1910 sottolinea: “Tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido. Una figura non è mai stabile davanti a noi, ma appare e scompare incessantemente. Per persistenza della immagine nella retina, le cose in movimento si moltiplicano, si deformano, susseguendosi, come vibrazioni, nello spazio che percorrono. Così un cavallo in corsa non ha quattro zampe, ne ha venti e i loro movimenti sono triangolari “. Il punto più importante di questo manifesto è dunque quello di opporre all’antica pittura statica, una nuova pittura “dinamica”, capace di rendere l’idea del movimento, della velocità, di “porre lo spettatore al centro del quadro”.

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Quali sono le analogie e le differenze tra Futurismo e Cubismo?

La pittura futurista ha molte analogie con il cubismo e qualche notevole differenza. Il cubismo scomponeva l’oggetto in varie immagini e poi le ricomponeva in una nuova rappresentazione. Il futurismo non intersecava diverse immagini della stessa cosa ma interseca direttamente diverse cose tra loro. Il risultato stilistico a cui si giungeva era, però, molto simile ed affine. Del resto, non bisogna dimenticare che gli artisti futuristi erano ben a conoscenza di ciò che il cubismo faceva in Francia. Non solo perché il futurismo nacque, di fatto, a Parigi con Marinetti, ma anche perché uno di loro, Gino Severini, viveva ed operava nella capitale francese.

Ciò che invece distingue principalmente i due movimenti fu soprattutto il diverso valore dato al tempo. Come detto, la dimensione temporale era già stata introdotta nella pittura dal cubismo. Ma si trattava di un tempo lento, fatto di osservazione, riflessione e meditazione. Il futurismo ha invece il culto del tempo veloce. Del dinamismo che agita tutto e deforma l’immagine delle cose.

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Balla, Automobile in Corsa 1913
Balla, Automobile in Corsa 1913

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Quali sono i massimi esponenti del Futurismo?

I Pittori Futuristi derivano, chi più, chi meno dall’esperienza del Divisionismo ed interpretano il nuovo verbo in modo molto personale.

Umberto Boccioni, non dimentico della lezione cubista, lo traduce in forme cariche di emotività espressionistica legate nelle linee-forza.

Giacomo Balla scompone quasi scientificamente il movimento,   Gino Severini frantuma l’immagine in una molteplicità di piani-luce dal tenue e raffinato cromatismo che gli deriva da Georges Seraut.

Russolo si esprime attraverso immagini a cui da corpo con un’accesa e contrastante cromia, Carlo Carrà, rispetta il non-figurativismo futurista, pur dipingendo forme che non rinunciano mai totalmente ai valori plastici e pittorici che gli sono congeniali.

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Immagine-Umberto_boccioni_la_città_che_sale
Boccioni, La città che sale 1911

Architettura Futurista

Per ciò che riguarda l’architettura futurista, se si tralasciano alcuni passi e spunti di Umberto Boccioni e alcune ricerche di Balla, il problema è circoscritto alla figura di Antonio Sant’Elia, la cui valutazione peraltro è limitata a disegni e bozzetti prospettici, senza alcuna indagine degli spazi interni e della distribuzione planimetrica.
L’immagine di una “città nuova” dai caratteri spiccatamente futuristi, in cui il dinamismo e la velocità erano fattori essenziali, viene perseguita da alcuni architetti da M. Chiattone, V. Marchi, Walter Gropius a Le Corbusier stimolò il formarsi dell’ideologia dell’urbanistica di avanguardia.

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Per ulteriori riferimenti visitare: http://www.jbdesign.it/idesignpro